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La Destra all’italiana

Num°22 RIGHT and LEFT
Chiarini

Sono passati ormai più di due secoli da quando le categorie di destra/sinistra sono state adottate come criterio orientativo primario della politica. La prima volta furono utilizzate, com’è noto, nel corso della Rivoluzione francese, quando tracciarono all’interno della Costituente la linea divisoria in occasione del dibattito sul diritto di veto del re. Se, nonostante tutto, nonostante i rivolgimenti che hanno reso irriconoscibili le dinamiche, le istituzioni, le culture politiche delle democrazie occidentali rispetto all’epoca della Rivoluzione francese, il loro uso persiste, evidentemente ci devono essere ragioni più che valide a premiare il loro impiego, più o meno, in ogni luogo e in ogni tempo. Vediamo le principali.

La prima può essere indicata nella loro radice per così dire antropologica. Con la coppia destra/sinistra siamo in presenza di una percezione spaziale primaria, e precisamente della lateralità. Questa, al pari di alto/basso, davanti/dietro, offre in tutte le culture i cardini per organizzare la visione dell’universo. Qualcuno sospetta addirittura che la distinzione vada fatta risalire alle «rappresentazioni e concezioni primitive, che la specie si porta appresso dai primordi della propria vita associata». In seguito, «il nucleo» del «pensiero politico naturale», i cui capisaldi sono l’irriducibile diversità degli esseri umani e l’instaurazione di una figura dominante, si sarebbe biforcato: «a destra sta[rebbe] chi ne conserva inalterati i fondamenti, ormai trasformati in massime di comportamento e in opinioni; a sinistra invece chi li ripudia e li converte nei loro contrari».

La seconda ragione che si può invocare è che tali metafore spaziali ben si addicono a raffigurare una realtà intrinsecamente conflittuale qual è la politica. La terza è che, grazie al loro carattere intuitivo, sono in grado di semplificare all’estremo la grande complessità delle dinamiche inerenti alla vita pubblica. La diade destra/sinistra, infine, si è imposta anche perché funge da preziosa àncora di archetipi valoriali con cui conferire un senso all’impegno politico e con cui strutturare stabili identità; identità dimostratesi nel tempo capaci di resistere anche alle più dure repliche della storia.

Persistenza non significa, però, fissità. Senza la loro grande adattabilità al contesto, destra e sinistra non avrebbero potuto attraversare incolumi i tumultuosi cambiamenti, spesso i veri e propri traumi rivoluzionari, consumatisi in questi due secoli. Al succedersi dei vari cleavages (tra città e campagna, tra centro e periferia, tra chiesa e stato, ecc.) intervenuti nella vita delle democrazie occidentali, la coppia oppositiva ha saputo incorporare sempre nuovi significati, e non tutti coerenti. All’inizio ha espresso l’opposizione di rivoluzione a reazione, poi di conservazione a progresso, in seguito di borghesia a proletariato, e così via.

La Destra all’italiana

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Numero 22 RIGHT and LEFT dicembre, 2018 - Autore:  Condividi

 

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