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Alzheimer e plasticità. Ripensare la natura delle neurodegenerazioni

23 PATHOLOGY
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Ripensare i concetti di natura, normalità e salute attraverso quello di patologia sembra un lavoro impossibile da effettuare in poche pagine a causa dei molteplici significati in gioco e della lunga tradizione nella riflessione filosofica e scientifica di questi concetti. Per questo motivo prenderò in considerazione in particolare il concetto di natura sviluppandolo all’interno di una patologia specifica: la malattia di Alzheimer. Questa patologia è legata ad una delle principali sfide nella sanità pubblica e privata contemporanea: l’invecchiamento. L’importanza dell’invecchiamento della popolazione non si limita ormai solamente ai mutamenti interni all’ambito sociale, economico e sanitario. Le profonde trasformazioni del corpo, la prossimità con la morte e la fragilità di un soggetto che può perdere totalmente se stesso nella demenza, sono solo alcune delle questioni che una società sempre più longeva pone e a cui la scienza cerca di dare risposta: da un lato le riflessioni della bioetica sul fine vita, la ricerca scientifica sulle cellule staminali e su efficaci terapie per le malattie neurodegenerative, dall’altro le nuove tecnologie che ci portano ad immaginare un futuro in cui saremo tutti centenari, dotati di efficienti organi artificiali.

In questo scenario, una delle motivazioni che guidano la ricerca sull’invecchiamento è l’impulso di considerare la vecchiaia come una malattia. Un’idea chiara nell’affermazione del biogerontologo inglese Aubrey de Grey, fondatore del progetto SENS, per il quale

«la sconfitta dell’invecchiamento comporterà la progressiva eliminazione di questo periodo, rinviando la vecchiaia a tempo indeterminato, sperando che le persone non la raggiungano. Di conseguenza, cesserà di esistere quella porzione della popolazione che si troverà ad essere malata e debilitata a causa dell’età e quindi […] non vi parlerò solamente dell’estensione della vita, ma anche dell’eliminazione di quella quantità incalcolabile di sofferenza e di dolore che l’invecchiamento riversa su ognuno di noi e sui nostri cari».

Ne emerge un’immagine della vecchiaia rappresentata unicamente come declino fisico e mentale a discapito dei molteplici interrogativi e aspetti caratteristici dell’età avanzata.

L’invecchiamento non deve essere considerato soltanto come un fatto biologico ma anche culturale. Ne sono testimonianza le numerose riflessioni che, da Cicerone a Norberto Bobbio, vedono in questa tarda età una portatrice di profondi significati esistenziali. Lo dimostra inoltre l’importate produzione artistica che, fin dalle tragedie antiche, ha saputo evocare la vecchiaia come, usando le parole di James Hillman, «una necessità della condizione umana» e una qualità dell’essere che noi tutti siamo.

Alzheimer e plasticità. Ripensare la natura delle neurodegenerazioni

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23 PATHOLOGY luglio, 2019 - Autore:  Condividi

 

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