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Numero 24 – Alternativa

24 ALTERNATIVE
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Le idee, le riforme, l’alternativa

Editoriale

Negli anni ’70 del secolo scorso la questione dell’alternativa era fortemente sentita. Sull’onda dell’Uomo a una dimensione di Marcuse, gli intellettuali si interrogavano sulla possibilità di un’alternativa politica allo stato di cose presente. Già allora tali immaginazioni si scontravano però con l’impressione, largamente diffusa, che la macchina sociale ed economica andasse avanti da sé, e che non fosse davvero possibile incidere sul suo funzionamento. Poi vennero gli anni della Thatcher, col suo TINA (there is no alternative). Infine la grande rivoluzione digitale, a partire dagli anni ’90. Insomma, la rivoluzione non l’hanno fatta i gruppi politici, e nemmeno gli Stati, ma è semplicemente accaduta, come qualcosa di imprevedibile e di imprevisto. Sta di fatto che il mondo di oggi è completamente diverso, ma non nel senso di un’alternativa al sistema capitalistico.

Mentre l’intelligenza – come intelligenza collettiva e specialmente come intelligenza artificiale – è stata il vero soggetto del cambiamento, le idee (nel senso di idee politiche, filosofiche, religiose) sono andate al traino del cambiamento, non hanno in pratica avuto alcun ruolo. Non sono né gli intellettuali né i partiti politici né i leader religiosi ad avere inciso sulla trasformazione del mondo. Anzi, quando una trasformazione dettata da questi soggetti c’è stata, è stata spesso negativa e regressiva (si pensi alla tragedia del fondamentalismo religioso). Siamo dunque posti di fronte a un problema: le idee (filosofiche, religiose, politiche) possono ancora avere un ruolo nella società, ed in specie un ruolo trasformativo, o non sono piuttosto diventate forme di superstizione, anticaglie storiche, incapaci di guidare il cambiamento, se non addirittura responsabili di frenarlo e ostacolarlo? Dovremmo dare l’addio alle idee in nome della conoscenza? Ma se è così, che cosa resta della libertà di pensiero? Ha ancora senso ammettere la possibilità di idee diverse? O le idee possono essere diverse solo in campi che, in ultima analisi, dipendono dalla superstizione? Dalla vaghezza e dalla confusione? E qual è l’effetto di questa dinamica sulla questione politica dell’alternativa?

Sempre più spesso i “burocrati di Bruxelles” richiamano i Paesi membri sulla necessità di fare LE riforme. Questa espressione, con tanto di articolo determinativo, sarebbe stata impensabile fino a 10-15 anni fa. La società sembra diventata come un alloggio che disperde calore, mentre LE riforme sono qualcosa come l’installazione di serramenti in PVC.

Non c’è nessuno spazio reale per le ideologie, si tratta solo di migliorare la macchina, e solo la tecnica ha voce in capitolo. Dunque non solo abbiamo rinunciato alla rivoluzione e siamo diventati riformisti, ma abbiamo rinunciato all’idea di libere riforme e abbiamo abbracciato l’idea delle riforme necessarie.

È davvero così che stanno le cose? Che cosa rimane dell’alternativa? “Spazio Filosofico”, che indaga concetti sotto choc nello spazio pubblico, è interessato a ripensare il concetto di “alternativa” nel mutato scenario internazionale. L’alternativa si progetta, o accade? È una strada a senso unico (una Einbahnstrasse, per dirla con Walter Benjamin), o prevede uno spazio davvero significativo (e quale?) per la libertà di pensiero e per i diversi orientamenti spirituali e ideali? È davvero un’alternativa, o semplicemente uno sviluppo? Che rapporto c’è tra il concetto di “alternativa” e quello di “novità”? Che cos’è/che cosa sarebbe una vera novità? Qual è – soprattutto – il ruolo delle idee, delle concezioni politico-religiose, delle visioni del mondo, delle “identità” culturali, nel progettare/produrre un’alternativa? O semplicemente non c’è nessuna alternativa all’orizzonte (magari perché la novità è già accaduta, e non dipende/non è dipesa dalla nostra libertà), e le “idee” sono divenute un semplice ornamento, un fiocco che impreziosisce il vestito della società capitalistica, ornamento a cui le persone attribuiscono grande importanza (fino alla guerra, o all’intolleranza), ma che in realtà non ne ha alcuna? Insomma: quale alternativa, se ce n’è? E come si connettono gli altri versanti del concetto di alternativa (se ve ne sono) con quelli qui lumeggiati?

Gli anni ’70 sono tornati di moda, ma non è questa citazione di quell’epoca alla fine proprio una confessione d’impotenza?

Enrico Guglielminetti


Numero 24 – Alternativa

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24 ALTERNATIVE novembre, 2019 - Autore:  Condividi

 

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