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L’alternativa nel mondo mediatizzato: tra visibilità e segreto

24 ALTERNATIVE
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Se ciò che chiamiamo realtà è divenuto un insieme di messaggi, allora l’alternativa deve essere intesa come una trasformazione interna al flusso dei messaggi, per cui è necessario interrogarsi sui mass media e intendere il mondo della vita come un mondo della vita mediatizzato. I media, oggi, non sono più qualcosa che mediano tra mondi della vita, ma qualcosa che costituisce il nostro stesso mondo della vita, poiché la nostra vita si svolge dentro i media: questi sono l’ambiente entro cui l’esistenza si svolge, i rapporti con gli altri si strutturano, il tempo si configura. E questo significa che si è prodotto un passaggio e una trasformazione radicale: il mondo della vita che non è più un’articolazione di possibilità di azione, ma un flusso di messaggi. L’esistenza non è più gettata in un orizzonte di possibilità, ma attraversata da un flusso. Esistere non significa più progettarsi a partire dalle proprie possibilità, ma consumare messaggi.

Questa trasformazione mina la nozione di novità, di alternativa, che precedentemente presupponeva l’attualizzazione di possibilità, appunto alternative ad altre possibilità. Nella misura in cui però le possibilità vengono sostituite da un mondo di segni, gli eventi (anche l’alternativa) divengono solo segni da consumare. I segni, infatti, a differenza delle possibilità di azione, non invitano all’azione, ma al consumo. Non devono produrre progetto, non devono inserire l’esistenza nel tempo e in una maturazione (in tedesco si potrebbe dire Zeitigung), non implicano il tempo e la temporalizzazione, ma l’istantaneità: devono attivare una forza istantanea, fare sentire vivi, così come lo shopping serve a far sentire vivi. In questo modo, anche l’alternativa viene inserita in un flusso di segni, e quindi viene sterminata in quanto evento possibile.

Di fatto, nel mondo mediatizzato le notizie non ci devono orientare nell’agire, ma tenere informati, perché l’essere informati è un segno di distinzione sociale e perché la notizia scatena una reazione, fa sentire vivi: a volte libera da quel tedio che Baudelaire considerava la cifra della sua epoca. In questo modo, ciò che si viene a sapere non coinvolge l’esistenza, non la disloca e non la costringe a prendere posizione di fronte agli altri. I mass media (la TV, i quotidiani o il web) devono farci sentire dentro la storia, annullando però la storia. Si tratta solo di poter dire: “Io c’ero”. Senza tuttavia esserci, poiché “io c’ero” significa solo “ho provato l’emozione”, un fatto estetico che non definisce l’esistenza e che non la radica in un progetto, dato che solo rispondendo a un appello si entra nella storia. Inserirsi in una storia non significa “sentire qualcosa”, ma accettare e rispondere ad una sfida.

Questo farci sentire dentro la storia senza esserci veramente, senza partecipare e senza correre rischi, viene prodotto attraverso la creazione di un’attesa dell’evento mediatico, che si sostituisce all’attesa e all’incombere del possibile. Per esempio, l’immagine delle guardie del corpo di De Gaulle che si allenano col mitra, dell’evento TIM, dell’uscita dall’euro, dei porti chiusi, di come andrà a finire lo scontro tra il Ministro degli interni e Carola Rackete. In questo senso, ogni informazione «è completamente attualizzata, vale a dire drammatizzata in modo spettacolare – e completamente inattualizzata, vale a dire distanziata per mezzo della comunicazione ridotta a segni». Questo modifica il nostro modo di essere storici e di stare nella storia.

 

L’alternativa nel mondo mediatizzato: tra visibilità e segreto

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24 ALTERNATIVE dicembre, 2019 - Autore:  Condividi

 

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