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Per un’alternativa al maschilismo. Critica della violenza nei rapporti di genere

24 ALTERNATIVE
Mancini

L’evocazione del “cambiamento” nel discorso pubblico è continua, nel discorso politico è persino obbligatoria. Ma a fronte del modello di società vigente, la retorica del cambiamento risulta chiaramente ideologica e nevrotica, compensativa di una trasformazione che non si riesce neppure a pensare. A me sembra che siamo non tanto in una “crisi” – altro termine ambiguo, che occulta più che rivelare la natura del persistente malessere sociale –, quanto in una trappola. È la trappola predisposta e resa sempre più stringente dall’antica abitudine di fondare il sistema delle relazioni vitali sul potere. Un potere che, come ha mostrato ad esempio l’intera opera di Michel Foucault, non è libertà, efficacia, apertura di possibilità. Piuttosto esso si traduce sempre in dominio e dunque in schiavitù: chi lo esercita perde la libertà di trasgredire la sequenza di atti indispensabile a conquistarlo e a mantenerlo; chi lo subisce ha perduto libertà in partenza.

Questo significa che le differenze inscritte nella trama relazionale della vita diventano pretesto per l’esercizio del potere: dell’uomo sulla donna, dell’adulto sul bambino, del nativo sullo straniero, dell’umanità sulla natura, del normale su chi è ritenuto anormale. Lo svolgersi sino alle estreme conseguenze di questi rapporti di dominio ha esiti distruttivi (per noi autodistruttivi), come evidenzia esemplarmente la devastazione dovuta al surriscaldamento climatico del pianeta. Prendendo atto di tale situazione ricaviamo un’indicazione essenziale: non c’è alternativa reale nel modo di esistere e di organizzare la convivenza finché il potere permane il fondamento della società, il polo attrattivo del nostro modo di interpretare la condizione umana. A chi voglia obiettare che il potere è imprescindibile e persino positivo, a certe condizioni, risponderei che la buona efficacia e la giusta opera di ordinamento della società vanno designati con termini differenti, alternativi appunto: governo democratico dei problemi, cura, servizio, autorità, che è tale perché fa crescere e non perché comanda. Il senso della democrazia si gioca in effetti sulla conversione del potere in cura del bene comune.

In questa mia riflessione non mi occuperò del concetto di alternativa sul piano logico; vorrei piuttosto individuare un nucleo essenziale della possibilità di una cultura alternativa, la quale dovrebbe aprire i soli spiragli possibili oltre la trappola epocale in cui ci troviamo. Alludo al modo di orientare la relazione tra uomini e donne, muovendo dalla critica della violenza di genere che tuttora produce tante vittime ogni giorno ovunque nel mondo. Nella condizione umana il superamento del maschilismo è un passaggio fondamentale e ineludibile.

È onesto precisare che la riflessione di un uomo sulla violenza contro le donne ha un vincolo preciso, quello dell’ascolto della loro esperienza e dell’approfondimento della critica nei confronti delle dinamiche tradizionali dell’identificazione maschile. La questione non può essere confinata entro la responsabilità esclusiva di alcuni violenti, perché riguarda appunto il farsi dell’identità maschile come tale. Riconosciuto questo imprescindibile punto prospettico, vorrei proporre una interpretazione del fenomeno che punti a cogliere lo specifico della violenza di genere, di ciò che la suscita, tentando nel contempo di individuare l’orizzonte antropologico alternativo, proprio di una cultura che sia risanata da questa patologia.

 

Per un’alternativa al maschilismo. Critica della violenza nei rapporti di genere

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24 ALTERNATIVE dicembre, 2019 - Autore:  Condividi

 

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