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Il manifesto

Spaziofilosofico è uno spazio delle idee, insaturo, uno spazio pubblico, al servizio dell’intelligenza delle cose. Uno spazio delle idee, innanzitutto: è il loro spazio, noi che vi trascorriamo del tempo e vi spendiamo della fatica di pensiero siamo loro ospiti e come tali ci comportiamo, educatamente. In quanto spazio delle idee è anche uno spazio insaturo: il paradigma della saturazione, tipico della spazialità, per cui chi occupa uno spazio  lo toglie agli altri, è sospeso quando si tratta di idee: l’attributo pensiero – alla Spinoza – non ha altro senso che questo: distinguere uno spazio di genere diverso da quello che coincide con l’estensione. L’idea è un motore di ricerca, un luogo di sviluppo e moltiplicazione, i cui confini – di senso – sono potenzialmente espansibili all’infinito, con il solo vincolo di pertinenza, del rigore dei nessi fra ciò che viene aggiunto e l’idea motore.

Ma Spaziofilosofico è anche uno spazio pubblico: là dove si tematizzano e sviluppano questioni si genera spazio pubblico, perché un tema è tale in quanto è offerto a un’interrogazione potenzialmente universale, in grado di far emergere l’intelligenza delle cose. Questa intelligenza va intesa soprattutto come genitivo soggettivo, perché lo sviluppo dell’idea di una cosa sfugge al rischio dell’arbitrarietà in quanto permette che giunga all’espressione l’essenza della cosa, la cosa stessa: in questo caso, non consiste in un estrinseco attribuire intorno a un inerte oggetto di indagine, ma è un consentire, un assecondare.

Spaziofilosofico ha selezionato quattro versanti della cosa stessa, quello teorico, quello politico, quello delle pratiche, quello della storia delle idee. In ognuno di questi versanti si declina in ogni numero un tema, un concetto sotto choc, che vuol essere ri-pensato. Il nesso strettissimo di teoria e pratica risponde all’idea che il più speculativo è il più concreto, e che è tempo che la filosofia – senza nulla perdere della propria purezza – torni a declinarsi una buona volta come impegno civile.

Spaziofilosofico intende le “Pratiche” come luogo che ospita chi – semel in vita o più di frequente –  pratica la fatica del concetto, chi per buone ragioni individua categorie che richiedono nuova attenzione, le trasforma in temi, riapre i loro confini consueti tentandone nuove declinazioni, indipendentemente dalla cultura di appartenenza: umanistica o scientifica, filosofica o non filosofica; intende le “Politiche” come luogo di irruzione diretta della realtà sulla scena del pensiero filosofico, di dibattito sul futuro possibile, di proposte di riforma e di cambiamento; intende la “Teoria” come messa a punto di genomi teoretici, capaci di illuminare la realtà e di fornirne una interpretazione complessiva proprio a misura del rigore e della precisione con cui vengono individuati; intende gli “Studi” come contributi per una rivisitazione della tradizione, che ne mostrino la vitalità e applicabilità proprio a misura del rigore storico e filologico con cui vengono condotti.

Spaziofilosofico pubblica contributi inediti e di volume ridotto, da leggere stampati ma anche direttamente sullo schermo, pensieri compiuti e articolati, densi e con pochissime note, solo se indispensabili. Utilizza, dove opportuno, il metodo delle interviste parallele; in alternativa, effettua prelievi testuali specifici, e chiede agli Autori un commento. Tutti i contributi filosofici sono soggetti a blind review.

Spaziofilosofico ospita articoli in lingua italiana e nelle principali lingue europee, coltivando un legame particolare con gli Stati Uniti. Intende così dare il suo piccolo contributo alla costruzione di uno spazio comune europeo, in cui tutti i parlanti si sentano a casa e in cui il ruolo centrale riconosciuto alla lingua inglese – la lingua veicolare – non implichi  la saturazione di altri spazi linguistici. Non si colloca neppure in un’area politica né in una teorica di evidente ascrivibilità accademica. Insomma, nel suo spazio, c’è spazio

 
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