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Lo spazio non è immobile. Cosmologia, meccanica e metafisica in Christiaan Huygens

Num°11 SPACE
Huygens

La riflessione di Huygens sullo spazio è inizialmente influenzata dalle speculazioni rinascimentali circa l’infinità del mondo, in particolare quelle di Cusano e Bruno, che negavano la possibilità di reperire nello spazio fisico un centro. Convinto copernicano sin dall’inizio dei suoi studi, già dal 1654 egli sostiene la natura relativa del moto, riportando come sola possibile obiezione l’argomento secondo il quale i luoghi dello spazio immobile forniscono un riferimento assoluto: «coloro i quali dicono che il moto di un corpo è mutamento di luogo si immaginano un luogo certo e permanente nel quale diversi corpi possono avvicendarsi, mentre il luogo resta immobile». L’obiezione non è però che un circolo logico, dal momento che presuppone la quiete assoluta dei luoghi stessi: «se dicono che la Terra è veramente in quiete, chiederò cosa significhi “essere veramente in quiete”. Diranno che significa mantenere costantemente il medesimo luogo. La definizione del luogo che la Terra mantiene dipenderà, quindi, da certi punti del cielo o da una superficie che sia veramente in quiete. Ma la quiete di questi deve a sua volta essere definita secondo altri luoghi o secondo la Terra stessa».

Negli scritti huygensiani sull’urto moto e quiete sono determinati unicamente dalla relazione spaziale tra corpi: qualsiasi corpo o punto dello spazio può essere inteso come l’origine di un insieme di coordinate che definiscono i situs; un corpo che, rispetto a un sistema di riferimento, modifichi la propria posizione, viene considerato in moto relativamente a esso. Nulla vieta però che l’origine degli assi possa a sua volta essere giudicata in movimento rispetto a un altro sistema qualsiasi, così che l’attribuzione del moto o della quiete sia del tutto differente: «quando perciò alcuni corpi si muovono, possiamo riferire il loro moto a qualsiasi altro corpo che consideriamo come in quiete». La scelta del riferimento è del tutto libera e non vi è alcuna ragione per limitarla ai corpi circonvicini, come pretendeva Descartes; la causa di questa coraggiosa posizione di Huygens non risiede tanto nella sua inclinazione a credere nell’esistenza del vuoto, quanto piuttosto nella sua concezione euclidea dello spazio fisico. Già nel 1654, dunque, l’indipendenza di Huygens dalla nozione di movimento dei Principia cartesiani è totale, contrariamente a quanto ritengono tutti coloro per i quali Huygens non è che un epigono di Descartes. Se da un lato egli rifiuta il riferimento materiale e oggettivo (ma non universale) del filosofo francese, dall’altro egli non condivide con i suoi oppositori, in primis Gassendi, la tesi che l’immateriale spacium mundanum possa fungere da fisso e univoco sostrato della collocazione spaziale dei corpi; per ammettere la natura assoluta dello spazio fisico, che egli intende secondo il modello di quello infinito e isomorfo della geometria, si dovrebbe poter dimostrare l’esistenza di un corpo immobile. Ma ciò non è possibile, neanche in via teorica: «percepiamo certo con evidenza il moto dei corpi, ma la quiete non la troviamo con sicurezza da nessuna parte. Dovunque infatti due corpi mutano la loro distanza, comprendiamo che vi è un movimento; ma non possiamo mostrare un corpo in quiete o affermare che ne esiste uno». Ogniqualvolta si afferma la quiete o il moto assoluto di un corpo non si fa altro che rinviare la questione all’infinito, perché si cerca di considerare un termine isolatamente dalla relazione che, sola, ne determina il significato: «non sembra che si possa comprendere cosa mai siano nei corpi la quiete o il moto, se non rispetto ad altri corpi. Non possiamo infatti immaginare del moto altro che il mutamento della distanza e della disposizione reciproca dei corpi».

Con tale principio di relatività Huygens apre la via a una considerazione del movimento libera da vincoli oggettivi e assoluti: a seconda del riferimento prescelto, la velocità dello stesso mobile può assumere qualsiasi valore e anche essere nulla. L’identità ontologica di moto e quiete che ne consegue caratterizza la teoria del primo Huygens come la più radicale espressione del relativismo fisico sorto nell’àmbito del dibattito sul copernicanesimo, alternativa tanto alla teoria aristotelica quanto all’idea cartesiana del moto come mutamento dei rapporti di contiguità nel plenum e alla concezione sostanzialistica dello spazio e al suo corollario dell’esistenza di luoghi in sé immobili.

Lo spazio non è immobile. Cosmologia, meccanica e metafisica in Christiaan Huygens

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Numero 11 SPACE luglio, 2014 - Autore:  Condividi

 

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