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La serietà e il tempo

Num°18 SERIOUSNESS
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La serietà si può inserire nello scenario del tempo, di cui è un risvolto come dice Vladimir Jankélévitch (1991), e in tal senso proveremo a esaminarla.

Il tempo ha due facce sovrapposte: lo scorrere delle cose fuori e il vissuto personale dentro. Interessa qui la seconda dimensione. Ognuno vive il suo tempo interiore, a seconda dello stato d’animo, del bisogno e della personalità. Esso si salda al senso spaziale per costruire il profondo substrato dell’Io conoscitore, “tempo vissuto” come lo definisce Eugène Minkovsky (1933), esimio esponente della psichiatria fenomenologica.

Ci può essere un modo statico, chiuso, privo di guizzi, mortifero, che non pulsa ma solamente langue: è il tempo della noia, dove la realtà si appanna, grigia come l’indistinta staticità che la pervade. L’individuo fermo nella noia non vede mutamenti, dunque neppure linee compiute, poiché ogni linea è traccia, magma che si fa visibile, e contiene sempre un movimento. La noia toglie le forme perché le diluisce senza specificità. In essa l’Io si va a rifugiare se stanco o demotivato, come l’animale nella tana, credendo di sopravvivere, ma non vede l’evolversi delle stagioni. Resta ignorante. Lo stesso avviene per gli uomini della caverna di Platone, che guardando la parete scura, ignari di ogni altra prospettiva, credono che lì risieda tutta la realtà e possono rassegnarsi, perché non conoscono. La noia è priva di interessi, non vuole rischiare e rifiuta di apprendere. Ogni novità è pericolosa, apre linee di luce, piccole torsioni che potrebbero dirigere il corpo verso l’apertura della caverna e mostrare una luce abbagliante eccessiva per l’occhio pieno di ombre.

Poi c’è un modo opposto, quando la primavera porta folate d’inquietudine o quando la staticità si stanca di se stessa. Si tratta del tempo dell’avventura, che è un fremito in avanti. Il confine raggrumato si dilata, si spezza. Lo sguardo spazia ben oltre il cerchio della propria luce e immagina stelle lontane, cieli immensi dove proiettare il desiderio. L’avventura è un balzo in avanti che non raggiunge mai l’oggetto, pena l’arresto del passo. Il cammino deve continuare, gioioso nel tendere più che nel prendere, gonfio di un barlume di eternità, in quanto il desiderio non ha confini. L’attrazione gravitazionale rallenta e l’energia psichica, prima centripeta, ora può esplorare lo spazio. Nell’avventura c’è la diversità, la scoperta, l’impulsività, l’innamoramento. Di essa l’Io ha bisogno per evolvere, come di acqua fresca nella sete, accettando il rischio di perdersi dentro il fluire turbinoso. Ma il tempo dell’avventura distrugge se stesso, perché esce dal presente e non lo vive, catapultato in un futuro mai raggiunto, che presto sfuma.

Ecco allora che forse, dentro gli opposti, si può affacciare una sintesi. Essa ha il nome di serietà, un modo con cui l’animo umano organizza il tempo, lo racchiude sistemandolo dentro categorie e valori stabili. Non lo soffoca ma neanche lo gonfia fino a farlo scoppiare, lo accoglie benevolmente dentro confini faticosi e necessari. La serietà è come il buon agricoltore che semina e copre il terreno prefigurando i frutti. Ama il terreno in quanto suo. Non lo lascia incolto e secco, come fa la noia. Non lo rivolta continuamente con troppi semi contrapposti, forzandolo a produrre mai sazio, come l’avventura. Sa aspettare, scegliendo la coltivazione a sua misura, fedele alla consegna, attento alla protezione, in sintonia con le stagioni che stanno sopra, oltre, fuori dalla portata dell’uomo. Può arrivare la grandine, ma il dovere compiuto mitiga la trepidazione del risultato.

Nella serietà c’è un tempo dilatato e finito insieme, sintesi delicata e precaria, dove il presente viene amplificato ma dove anche passato e futuro si guadagnano un posto.

Anzi possiamo dire che la serietà, più che un modo di essere nel tempo, è la facoltà di sistemarlo con ordine. Come se nella serietà l’individuo prendesse una qualche distanza dal tempo immanente, per poterlo guardare da fuori. Un giocatore potrebbe sistemare un puzzle se ne facesse intrinsecamente parte? No. Egli deve restare fuori dalla frammentazione per intuire i nessi e posizionare i tasselli. L’uomo serio si solleva oltre gli istanti, per poterli legare con fili autobiografici e collanti valoriali: l’oggi ha senso in quanto derivato del ieri, e domani non prescinde da oggi e ieri, per gli obiettivi. Questo essere dentro e fuori dal tempo contemporaneamente ricorda il concetto di tempo razionale di Minkovsky. sto essere dentro Il tempo razionale può essere visualizzato, scandito e misurato, comunicato nei suoi valori quantitativi e dunque condiviso, simile al tempo del calendario. Il tempo irrazionale invece turbina nel magma incomunicabile e fenomenologico del sentire, dove solo il contatto si fa presenza, molto vicino appunto al tempo vissuto, meglio chiamarlo il tempo vivente.

Quindi il vuoto della noia e la trepidazione dell’avventura sono colori disponibili, la serietà è la mano che li sistema ad arte nel quadro della vita. Cosa succede se la mano prende il sopravvento? Con poche tinte il disegno si fa scialbo, come avviene in chi privilegia la serietà a discapito delle pulsioni. Cosa succede se la mano si ritira? Le tinte restano possibilità grezze incompiute, indebolendo la personalità che per coesione necessita di scelte consapevoli. «La personalità non è chiusa, è aperta […] in ogni momento autodeterminata. Risponde non tanto al modo delle cause quanto al mondo delle possibilità: anzi entra a far parte dell’universo delle scelte. Io sono me stesso anche a seconda di quali sono i miei progetti» (Jervis 1997, p. 60). Questo ci fa pensare che solo la seria ponderatezza o consapevolezza permette di esprimere l’attimo di libertà, in cui le mille possibilità si annullano nella sola-scelta, limite all’onnipotenza e al contempo passo necessario per il cammino.

Se la noia e l’avventura sono due modi estremi di vivere il tempo (un eterno presente puntiforme e un futuro famelico sfuggente), la serietà è il tentativo di mettere distanza tra l’individuo e il tempo, di costruire una cornice matura attraverso cui guardarlo, attribuendogli significati personali e universalmente riconosciuti, che plachino la fugacità del suo fluire e che permettano la scelta tra le possibilità operative.

La serietà e il tempo

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Numero 18 SERIOUSNESS dicembre, 2016 - Autore:,   Condividi

 

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