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Numero 19 – Elezioni

Num°19 ELECTIONS
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ANDIAMO A COMANDARE

EDITORIALE

Una delle ragioni della «sindrome da stanchezza democratica» (Van Reybrouck) potrebbe essere una forma estrema, e paradossale, di “disintermediazione”. Quest’ultima non consisterebbe, in realtà, nell’investitura di un leader, o supposto tale, a scapito dei corpi intermedi (chiese, sindacati, partiti …), ma nell’agognata eliminazione della dualità di rappresentante e rappresentato, eliminazione che però solo in piccola parte avrebbe che fare con forme di democrazia diretta, o deliberativa, e in parte maggiore appunto col desiderio individuale di essere il capo. Nascerebbe così la democrazia dei capi, dove ciascuno sarebbe contagiato dalla volontà di comandare da solo, o di comandare senza assumersene la responsabilità, volontà cui il leader di turno potrebbe dare (aporeticamente) soddisfazione soltanto vicaria: una soddisfazione – dunque – in ultima analisi sempre insoddisfacente, donde lo scontento endemico degli elettori e la crisi dello stesso istituto elettorale.

Le ultime elezioni hanno avuto esiti largamente imprevisti. Si deve vedere in questo una vitalità dello strumento elettorale, tramite cui il popolo imprime liberamente una direzione impensata alla storia, o le elezioni si stanno riducendo a manifestazioni informi di disagio, la cui interpretazione e messa in forma resta però in capo alla classe politica, che del consenso ricevuto farà poi ciò che vuole? Le elezioni danno un indirizzo politico alla vita pubblica di un Paese, plasmandone effettivamente il divenire, o semplicemente stabiliscono le condizioni di forza in cui le forze politiche si troveranno ad operare?

E ancora: in che modo le elezioni politiche in uno o più Paesi possono influenzare i mercati, e in che modo – viceversa – questi condizionano o possono condizionare le elezioni politiche nazionali? Come vengono a profilarsi le elezioni, all’incrocio tra economia e politica? Che cosa ha corrisposto, nel passato, all’attuale protagonismo dell’economia in fatto di elezioni?

C’è qualcosa di nuovo sotto il sole in puncto “elezioni”, o si tratta di aporie già da sempre implicite nel concetto? Il concetto di elezioni (e “SpazioFilosofico” si mette innanzitutto alla ricerca del concetto, invitando i portatori di saperi tecnici alla elaborazione dei nuclei teorici impliciti nel loro sapere) merita oggi un’attenta riconsiderazione, per la quantità e l’importanza delle questioni in gioco.

Qual è la vocazione, se ce n’è una più fondamentale, di questo concetto? È un fine, un valore in sé o un mezzo fra altri? In che rapporto sta con i concetti di democrazia, di rappresentanza, di consenso? O ancora con quelli di sovranità, di governabilità e di partecipazione? In che modo ne viene influenzato e li influenza? L’elettività di una carica è in sé una garanzia nei confronti dell’usurpazione? È pensabile un sistema democratico senza elezioni? Se sì, a quali condizioni? Cosa sta accadendo agli elettori delle democrazie a suffragio universale? Per che cosa e con che cosa votano, con la “pancia” o con la “testa”? Che ruolo hanno i partiti rispetto alle elezioni?

I poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, il papa, i consigli di amministrazione, sono tutti a vario titolo, con sistemi e basi elettorali molto diversi nei diversi Paesi, messi in carica da elezioni. Quali sono le accezioni del concetto che emergono da questi o da altri esempi?

Che nesso sussiste, se sussiste, tra il concetto politico e quello teologico di “elezione”, o tra il concetto politico di “elezione” e le più ampie nozioni di elettività o preferenza?

Gli articoli contenuti in questo numero dedicano un’attenzione mirata e circoscritta al tema che abbiamo scelto, che non vuol essere un pretesto per una riflessione vasta e generica sulla democrazia o sulla partecipazione.

Numero 19 – Elezioni

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Numero 19 ELECTIONS luglio, 2017 - Autore:,   Condividi

 

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