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Elezione e Rappresentanza

Num°19 ELECTIONS
MassaPinto

La comune matrice teologica stabilisce un nesso assai profondo tra il concetto di elezione e quello di rappresentanza: in entrambi i casi si tratta di concetti che hanno a che vedere con il problema della legittimazione del potere e, almeno in origine, non contengono alcun significato di natura partecipativa.

Il concetto teologico di elezione rinvia all’idea dell’iniziativa libera e sovrana di Dio, vero titolare di ogni potere, che, attraverso l’elezione, stringe un’alleanza con il suo popolo, preparata attraverso una serie di elezioni individuali anteriori e che si sviluppa poi costantemente mediante la scelta di nuovi eletti: l’intera storia biblica è la storia di elezioni di uomini, strappati alla loro vita ordinaria, ai quali Dio affida una missione, e la storia di queste elezioni individuali riproduce al contempo i tratti della storia dell’elezione d’Israele. Anzi, lo scopo dell’elezione è proprio la costituzione di un popolo, prima inesistente: «Ho stretto un’alleanza con il mio eletto, ho giurato a Davide, mio servo. Stabilirò per sempre la tua discendenza, di generazione in generazione edificherò il tuo trono […]. Un tempo parlasti in visione ai tuoi fedeli, dicendo: “Ho portato aiuto a un prode, ho esaltato un eletto tra il mio popolo. Ho trovato Davide, mio servo, con il mio santo olio l’ho consacrato; la mia mano è il suo sostegno, il mio braccio è la sua forza”» (Sal. 89,4-5.20-22).

Attraverso l’elezione si manifesta la potenza creatrice di Dio che culmina nella figura di Gesù, con il quale Dio porta a termine l’opera iniziata con l’elezione di Abramo e d’Israele: «E dalla nube uscì una voce, che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”» (Lc. 9,35). E Gesù stesso sa che le elezioni precedenti conducono a lui: «Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me» (Gv. 5,46); «E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» (Lc. 24,27). Gesù Cristo è l’eletto di Dio, e dunque l’eletto è colui che sta in luogo di Dio per realizzare la volontà di Dio e la sua potenza.

E Gesù, con la scelta dei Dodici, dimostra poi che anche la storia della Chiesa, come quella d’Israele, inizia con l’elezione di Dio: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga» (Gv. 15,16); «Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio» (At. 10,40-41). E l’elezione divina continua nella Chiesa e attraverso la Chiesa: le prime comunità cristiane e i loro capi eleggono discepoli a cui affidano missioni e incarichi, e la presenza dei carismi nella Chiesa rivela che l’elezione divina non si esaurisce: «Voi […] siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. Un tempo voi eravate non-popolo, ora invece siete popolo di Dio» (1Pt. 2,9-10). E la Chiesa stessa, del resto, è tale solo perché e in quanto è eletta (2Gv. 13).

 

Elezione e Rappresentanza

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Numero 19 ELECTIONS luglio, 2017 - Autore:  Condividi

 

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