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Una democrazia inafferrabile: Voto, elezioni e rappresentanza politica nella Gran Bretagna storica

Num°19 ELECTIONS
Torre

Sostenne un tempo Rousseau, in un passo del Contrat social ou Principes du droit politique (1762) che di solito non sfugge a chi si occupa di cose britanniche, che «Le peuple Anglais pense être libre, il se trompe fort ; il ne l’est que durant l’élection des membres du parlement : sitôt qu’ils sont élus, il est esclave, il n’est rien. Dans les courts moments de sa liberté, l’usage qu’il ne fait mérite bien qu’il la perde». Questa annotazione è stata molto sfruttata, e dimostra con quanta perspicacia il Ginevrino sapesse guardare in controluce l’unico sistema di governo di cui, in un’epoca in cui l’Antico Regime era ancora solido, si poteva dire che avesse una costituzione.

Pertanto può risultare banale che la si riproponga per introdurre alcune riflessioni sulla democrazia e sul voto. Tuttavia questo frammento roussoviano può essere un utile punto di partenza per avviare un discorso sull’evoluzione della pratica elettorale in Gran Bretagna, e per verificare quanto essa sia ricca di elementi che possono essere utili a chi oggi si sofferma sulla qualità della democrazia nel proprio e in altri Paesi.

Per via delle sue valenze anticipatrici di tutto quanto è stato percepito e verificato sul campo nei moderni sistemi di democrazia che si suole definire di matrice liberale, l’esperienza di governo maturata in Gran Bretagna tra Sette e Ottocento è paradigmatica. Pur con tutti i loro limiti e le loro incongruenze, i suoi fondamenti elettorali erano di lungo corso quando ancora in Europa imperavano feudalità e assolutismo, e per questo soffermare l’attenzione su tempi e modi evolutivi della tradizione elettorale di origine inglese può risultare significativo giacché vi si possono enucleare alcuni di quegli elementi fondanti che, sotto forma di problemi ricorrenti, ancora oggi ci consentono di riconoscere che la democrazia partecipativa, pur con tutte le sue imperfezioni che sono spesso macroscopiche e deludenti, resta pur sempre un principio (o un metodo, o una teoria, o una dottrina, o un sistema; o cos’altro?) di organizzazione del potere che non ammette alternative accettabili. Ma è necessaria una piccola avvertenza: se dal discorso che storicamente ha trovato sviluppo Oltremanica sull’esercizio del voto e sulle problematiche connesse si possono evincere punti di analisi che hanno nel loro orizzonte la democrazia perfetta, è bene essere fin d’ora predisposti ad adattarsi senza troppi traumi, come lo stesso Rousseau fece, alla constatazione della sua inafferrabilità.

 

Una democrazia inafferrabile: Voto, elezioni e rappresentanza politica nella Gran Bretagna storica

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Numero 19 ELECTIONS luglio, 2017 - Autore:  Condividi

 

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