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Per un’antropologia della povertà. Osservazioni etnografiche a Torino

Num°20 POVERTY
CapelloPorcellana
Parlando di povertà da un punto di vista socio-antropologico, non si può prescindere dal contributo di Georg Simmel, il quale ha elaborato un approccio alla povertà e alla figura del povero che potremmo definire “relativista” . La tesi di fondo di Simmel è che non è possibile parlare di povertà in assoluto perché l’elemento chiave, la definizione sociale e politica di povertà, può variare significativamente da un periodo storico all’altro e da una società all’altra. Inoltre, da un punto di vista scientifico, la povertà non significa semplicemente trovarsi sotto una determinata soglia di reddito, costituendo invece uno specifico status sociale che implica la negazione del pieno riconoscimento sociale. 
Possiamo definire l’approccio di Simmel “antropologico” proprio per via di questa dimensione relativista e anti-sostantivista di povertà: non sono la mancanza di beni o i livelli di vita e di consumo a definire, di per sé, il povero. In generale, nelle società moderne, dotate di un sistema di assistenza pubblico, la condizione di miseria si configura come la possibilità di ricevere aiuto e sostegno pubblico rinunciando in cambio a una parte, anche sostanziale, di diritti e, soprattutto, di riconoscimento sociale. Al di là di questo principio fondamentale, ciò che ci mostra Simmel è che esistono varie forme di povertà, non facilmente comparabili.
Ciò che intendiamo presentare in questo articolo è proprio una, seppur breve, riflessione sulla pluralità della povertà nel contesto torinese dove abbiamo condotto le nostre ricerche antropologiche ed etnografiche. A questo proposito, va chiarito che l’approccio simmeliano è sicuramente affine a quello antropologico ideale, ma non è – né intendeva essere – etnografico in senso stretto. All’etnografia, infatti, interessa non soltanto la dimensione delle definizioni culturali, sociali, collettive di un determinato fenomeno, ma il punto di vista dei soggetti coinvolti. Un vero approccio etnografico si interroga, innanzitutto, su come chi si trova in condizione di povertà percepisce e definisce se stesso. Un fulgido esempio in questo senso rimane La Misère du monde di Pierre Bourdieu , eccezionale lavoro di raccolta di “testimonianze di terreno”, in cui l’analisi teorica si mette discretamente da parte per lasciare spazio alle voci provenienti dalle periferie disagiate della regione parigina; voci plurali e diverse, accomunate dalla presenza di quella violenza strutturale che ingenera una povertà che è allo stesso tempo economica e sociale.

Per un’antropologia della povertà. Osservazioni etnografiche a Torino

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Numero 20 POVERTY dicembre, 2017 - Autore:,   Condividi

 

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