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La “povertà” alla prova dell’ “esperienza”. Due autori a confronto: Rilke e Benjamin

Num°20 POVERTY
Schiavoni

Nella cultura tedesca, Armut (povertà) è un lemma ricorrente, declinato e variato a iosa, in ambito soprattutto poetico, filosofico, religioso e sociologico. Se ad esempio nell’Ottocento restano memorabili in particolare figure come il Woyzeck di Georg Büchner nell’epoca dello Junges Deutschland o i “tessitori” slesiani di Gerhard Hauptmann in epoca naturalistica, è soprattutto con il primo trentennio del Novecento che diviene improrogabile – a partire dall’Espressionismo – l’incontro con la povertà sociale e con le sue scaturigini, con quelle Vorstadtstraßen (Strade di periferia) di cui un esponente della Neue Sachlichkeit come Erich Kästner (che le dichiara a lui “ben note”) depreca il degrado, insorgendo contro una “povertà” (Armut) che rende “tristi e insane” le abitazioni stesse, le quali finiscono per offrire uno spettacolo ributtante.

In quello stesso trentennio, due autori si direbbero stagliarsi per originalità e forza evocativa più di ogni altro nel cielo della riflessione sul tema che ci interessa approfondire: Rainer Maria Rilke, in ambito poetico, e Walter Benjamin, in ambito filosofico. Per tale ragione si dedicherà qui attenzione principalmente ad essi.

Anche Rilke, a modo suo, s’imbatte naturalmente nel degrado e nella povertà sociale: ad esempio come passante per la città di Praga (Larenopfer [Offerta ai Lari], 1895) e nel racconto del 1899 Der Bettler und das stolze Fräulein (Il mendicante e la superba signorina). V’è però, nello scrittore praghese, un momento in cui la “povertà” assume una valenza inconfondibile, divenendo quasi cifra di una sofferta ri-acquisizione del mondo (Welt) e delle cose (Dinge), mediante quella loro trasfigurazione in uno spazio “interiore” (Innenraum) che par propiziare al poeta il ritorno ai tormenti della sfera terrestre, com’egli più tardi lascerà trasparire in una delle sue più celebri Duineser Elegien (Elegie duinesi, 1922).

A tematizzare con straordinaria densità figurale, nella produzione rilkiana, il motivo della Armut in questa peculiare valenza sono in particolare alcuni passi della sua raccolta giovanile Das Stunden-Buch (Il libro d’ore, edito in forma definitiva nel 1905), soprattutto nel suo terzo ciclo, Das Buch von der Armut und vom Tode (Il libro della povertà e della morte). Evocando príncipi, patrizi, ricchi di un tempo ormai irrecuperabilmente passato («ricchi che costringevano la vita/a essere infinitamente grande, greve e calda», i cui giorni «nessuno pretenderà indietro»), il poeta praghese (viandante e “senza casa”, rampollo di un’antica famiglia nobiliare decaduta) sembra quasi poter ora far tesoro soltanto di quel loro svanire, di quel loro esser restati senza orpelli, senza distinzione, senza grandezza: poveri, appunto («Ma i giorni dei ricchi son passati/e nessuno li pretenderà indietro,/tu però fa’ almeno che i poveri siano di nuovo poveri»). È quella povertà superstite, quella povertà dei superstiti, che si tratta ora di assumere come esperienza fondativa, rigenerante, all’interno di un itinerario poetico e formativo personale, secondo l’invito della lirica Sie sind es nicht (Non lo sono più), composta a Viareggio il 17 aprile 1903 e inserita nel Libro d’ore immediatamente dopo quell’invito rivolto dal poeta a se stesso:

«Non lo sono più. Sono solo non-ricchi

e senza volontà, senza mondo;

contrassegnati col marchio delle ultime paure,

sfogliati ovunque e sfigurati.

Su di loro s’accumula tutta la polvere delle città

E s’appiccica ogni lordura,

screditati come un letto infetto,

gettati via come cocci, come scheletri,

come calendari scaduti –

eppure la tua terra, se versasse

in miseria, ne farebbe un rosario

per portarli poi come un talismano.

Perché sono più puri delle pietre pure,

ciechi come le bestie appena nate,

candidi, infinitamente tuoi

e non vogliono nulla e hanno bisogno d’una cosa sola:

di poter essere poveri come veramente sono.

Perché la povertà è un grande splendore del cuore…».

La “povertà” alla prova dell’ “esperienza”. Due autori a confronto: Rilke e Benjamin

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Numero 20 POVERTY dicembre, 2017 - Autore:  Condividi

 

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