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Numero 21 – Sintesi

Num°21 SYNTHESIS
Copertina

 

 UNA STRADA VERSO UN NUOVO PARADIGMA

EDITORIALE

Perno dell’epistemologia filosofica da Kant in avanti, la sintesi, in tutte le sue accezioni pratiche, teoriche, metodologiche, non sembra aver trovato ancora una descrizione e una definizione soddisfacenti. È merito di Kant aver individuato in un’idea di sintesi diversa da quella di mero rovesciamento dell’analisi una delle questioni centrali della filosofia. Tuttavia, come argomenta Maddalena nel suo saggio, il rovesciamento è rimasto equivoco o parziale, come prontamente riconosciuto dalla filosofia hegeliana a cui Pagano dedica il suo studio nel numero attuale. L’idea di sintesi kantiana resta dunque un’espressione di un’esigenza, quella di poter avere certezze anche nel regno di una conoscenza empirica che assume qualcosa di diverso dai concetti, che possa assimilare la realtà circostante.

Si possono avere diverse opinioni sui risultati delle successive operazioni di aggiustamento della fondamentale intuizione kantiana. A titolo riassuntivo, mi pare qui interessante ricordare il percorso disegnato da Jean Cavaillès, giovane e già affermato filosofo della matematica francese, la cui vita fu stroncata nel 1944 dai nazisti che egli aveva attivamente combattuto nelle file della resistenza. L’ipotesi di Cavaillès, basata soprattutto sulla fine dell’ipotesi logicista sancita dai teoremi di Gödel, era che in fondo tutta la filosofia successiva a Kant avesse cercato di emendare l’opera del filosofo tedesco rimanendo all’interno di una “filosofia della coscienza”. Questa filosofia aveva portato, da un lato, a una concezione di scienza come dimostrazione, sia nella versione assiomatica di Hilbert sia in quella fenomenologica di Husserl, e, dall’altro, all’idea di intuizionismi immediati come quelli del primo Wittgenstein o di Brouwer. Gli uni e gli altri percorsi avevano portato all’estremo la concezione kantiana, correggendola ed emendandola, ma ne avevano anche sancito una fine, così come per altri versi aveva fatto nell’Ottocento lo stesso Hegel secondo la celebre ricostruzione di Pareyson. L’idea di una sintesi poggiata sull’analisi che diventa dimostratività aveva trovato in Gödel il suo scacco e, nella storia matematica successiva qui ben documentata dallo studio di Zalamea su Grothendieck, un suo superamento, raramente pensato dai filosofi.

Di fronte alla crisi del paradigma della “filosofia della coscienza” nasceva la necessità di ripensare interamente il paradigma, per la matematica come per ogni altra forma di conoscenza. Una delle ipotesi possibili, difesa da un altro filosofo della matematica francese, Albert Lautman, era quella della concezione evenemenziale di Heidegger. Tuttavia, tale formulazione risultava insufficiente per fondare i passaggi reali, le metodologie effettive con cui la conoscenza si svolge. In quest’ottica la tradizione della matematica, la sua fondazione nel “gesto” che la pone, rimaneva inspiegata e inspiegabile. Tuttavia, salvo qualche riferimento a una concezione della matematica e della scienza come “gesto”, Cavaillès non presentava soluzioni. A sua volta, la sua opera interrotta rimaneva la manifestazione di un’esigenza di ripensamento radicale della sintesi e dell’intero paradigma razionale che sulla distinzione sintetico-analitico continua a ruotare, volente o nolente. Nella stessa direzione, ovviamente, andavano le ricerche ben note di Morton White, Quine, Kripke sul medesimo argomento. Non si è voluto qui insistere su di esse poiché esse sono già state indagate a lungo all’interno di un paradigma che non pare essere riuscito a correggere l’opera kantiana o a superarla totalmente.

Il presente numero ovviamente non ha la pretesa di andare oltre alla manifestazione di quest’esigenza di superamento, sebbene lo faccia ponendo qualche ipotesi teorica sia dal punto di vista filosofico (Maddalena) sia da quello matematico (Zalamea). Di certo, oltre all’interesse dell’indagine storica sul concetto di sintesi, che va riaffermato (Pagano), il numero si propone di mostrare che qualunque idea di sintesi si voglia proporre, essa dovrà assolvere al compito di includere in sé stessa politiche e pratiche, come vuole la classificazione non casuale degli articoli di “Spazio Filosofico”. In questo senso, l’idea di integrazione di Mary Parker Follett (Santarelli) sembra essere una delle possibili versioni di una nuova forma di sinteticità, così come appare promettente una versione pragmatista della teoria della decisione, soprattutto nella sua applicazione economico-sociale (Baggio). Nella stessa manifestazione di esigenza di riformulazione radicale del paradigma vanno gli studi sulla sinteticità poetica nell’autocomprensione fornita da T.S. Eliot (Gigli) e le ipotesi sulla creatività letteraria (Perez) o musicale (Mazzola).

Si tratta, dunque, come nel consueto spirito di “Spazio Filosofico”, di un’apertura di problemi e di suggestioni su diversi livelli che spingono a considerare il tema filosofico come centrale della vita scientifica e di quella pubblica.

Giovanni Maddalena

Matteo Santarelli

Numero 21 – Sintesi

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Numero 21 SYNTHESIS settembre, 2018 - Autore:,   Condividi

 

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